La ricetta per far diventare virale la vostra startup

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Diventare virale? E che ci vuole? Basta condividere nel posto giusto un video o un’immagine e aggiungere un pizzico di fortuna. Ma non sempre è questa la verità. Il contenuto o il brand che fa il giro del mondo è spesso frutto di un’attenta e ragionata progettazione.

Ok, ve lo concediamo. I gattini danno una chance in più rispetto al video di presentazione di un software. Per questo bisogna capire come fare e quale tipo di tecniche funzionano in specifiche situazioni. E vi anticipiamo cinque nomi: Whatsapp, Coca Cola, Go Pro, Dove e Uber.

  • Il prodotto

Non è solo quello che la vostra startup vende. Il prodotto è il motore che fa nascere nell’utente la voglia di condividere. E comincia da una cosa: è perfetto. Perfetto per il consumatore, e non per l’azienda.

Whatsapp è l’esempio migliore di un prodotto virale che non ha investito un solo centesimo in marketing e per il quale la fortuna ha giocato un ruolo minore.

È nato in un pezzo di carta con scritti tre imperativi: “Niente pubblicità. Niente giochi. Niente trucchi”. Da lì a entrare nel quasi 100% degli smartphone, cos’è successo? Il valore incredibile che ha portato alla vita delle persone. Che l’hanno detto ai loro amici, alle loro famiglie e hanno iniziato a usarlo anche con i colleghi. Perciò la domanda diventa: come si fa a creare qualcosa che possa prendere il volo semplicemente partendo dalla cerchia personale del proprio utente?

Bisogna rispondere di sì ad almeno una di queste caratteristiche:

  • Fa quello che promette e risolve un problema.
  • Fa sentire bene il pubblico che lo usa. Perché aiuta a guadagnare prestigio, che sia ideologico o materiale.
  • È economico. Funziona benissimo considerando il rapporto qualità prezzo.
  • Il marketing che c’è alla base è straordinario. A volte si vince anche solo perché si è più divertenti, più belli, o con un messaggio più condivisibile dalle persone.
  • Il target

Non si possono forzare gli utenti della startup a usare il bottone della condivisione, ma quel bottone può arrivare a essere irresistibile se si è capito a fondo il proprio target. E questo ci accompagna alla premessa principale alla base di un progetto virale: l’engagement. Solo gli utenti davvero coinvolti nella vostra startup saranno in grado di aumentare il coefficiente di viralità, cioè la quantità di nuovi consumatori che possono scaturire da un utente esistente. Questo coefficiente è più alto nei casi di startup che si fondano sulla collaborazione e la condivisione di informazioni: Skype, e tutti i social come Facebook (che trainano altri prodotti virali come l’Huffington Post), o siti di notizie che nascono per essere virali.

Insomma: il consumatore deve conoscere il valore del vostro business. Ecco perché bisogna avere pazienza.

  • Le emozioni

Coca Cola è famosa per le sue campagne ad alto contenuto emotivo. Oltre ad aver reso popolare Babbo Natale, ha inventato la Coca Cola con il nome, da regalare alle persone della propria vita. Più virale di così?

Il segreto del suo successo è sempre stata la leva emotiva: basti pensare alla pubblicità degli anni 80 dove i protagonisti, passandosi la bottiglietta, iniziavano a cantare. Coca Cola fa davvero cantare il mondo.

Tutti i prodotti hanno un impatto emotivo sugli utenti, bisogna solo capire qual è quello della vostra startup.

  • Lo scopo

Quando un utente condivide il vostro prodotto, sta mostrando il suo scopo non il contenuto. Il caso GoPro spiega esattamente questo punto: la telecamera leggera per gli appassionati di sport è un ottimo prodotto, ma è diventato virale grazie ai video caricati online e girati dagli utenti.

Nel suo slogan “Be a hero” GoPro vuole far capire al consumatore che non è solo una videocamera per riprendersi mentre fa acrobazie, ma un mezzo per condividere quelle avventure e impressionare gli amici. Questo trasforma l’utente in una campagna marketing vivente.

E diventa non solo un prodotto che funziona ma che vale la pena di essere condiviso e pubblicizzato. Questo può applicarsi anche per voi? Può il vostro prodotto diventare il mezzo per permettere al consumatore di “mettersi in mostra”?

  • L’idea

Fino a qualche anno fa l’arrivo dell’estate significava due cose: l’emergere di pubblicità di costumi indossati da modelli magrissimi e promozioni delle palestre. Oggi, marchi come H&M e Dove hanno sfruttato campagne di sensibilizzazione per vincere sugli altri con la forza delle “idee”. La linea di prodotti Dove ha capito e fatto suo questo messaggio molto tempo fa. Le sue “donne naturali” sono arrivate al culmine con questo video, dove dimostrano i miracoli di Photoshop.

Visto da più di 18 milioni di persone, non ha quasi niente a che vedere con Dove. Ma l’immagine del brand ne ha giovato ampiamente.

  • La rete sociale (se il prodotto è “rischioso”)

Dai pagamenti online attraverso una app, all’includere nella vendita terzi di cui non si hanno certezze. Uber, il sistema di trasporto tra privati, ha fatto molte campagne che premiavano sia il consumatore che invitava un amico, sia l’amico stesso, con corse gratuite, per porre rimedio a questo problema. Per riuscire cioè a far passare in secondo piano il fatto che i guidatori erano, a tutti gli effetti, tassisti senza licenza. Ma sapere che un amico ha già usato il servizio fa diventare tutto molto più semplice e affidabile.

Per questo prima di tutto bisogna chiedersi quali potrebbero essere le barriere che impediscono all’utente di comprare il prodotto/servizio della vostra startup e in che modo potreste superarle.

Gli ingredienti sono pronti, ora preparare il piatto giusto per il successo della vostra startup non è più così impossibile. Meglio ancora facendosi aiutare da professionisti del mestiere.

Questo articolo è stato scritto grazie al contributo di Universal Web , che offre consulenze e servizi di web marketing per pmi e startup.

 

Universal Web è una web agency con sede in Svizzera. Si occupa con passione e creatività dello sviluppo di strategie di marketing che spaziano dal SEO ai siti web responsive, dalla Brand reputation alla progettazione di design moderni. Sostiene progetti imprenditoriali di Startup e Pmi, abbraccia la loro vision e lavora con dedizione al loro successo.
Francesca Zelli: esperta di comunicazione digitale, web writing e social network. Appassionata di startup, mi occupo di tutti i temi del digital marketing e che rispondono a queste tre regole: è creativo e non convenzionale, viaggia con internet e si poggia sul mezzo più potente di tutti, la parola scritta. 

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